Come mi capita spesso e come ho raccontato a proposito di altre ricette, alcune pietanze sono strettamente associate a ricordi del passato.
Anche il budino di bucce di piselli è uno di questi. L’ho mangiato a casa della donna che era da poco diventata mia suocera, in occasione di uno dei primi pranzi “ufficiali”: tavola imbandita in maniera impeccabile, piatti del servizio col bordino in oro, cristallerie e posate d’argento. In questo contesto un po’ formale, ma pieno di tanto affetto, è comparso LUI, lo sformato verde pisello, realizzato proprio con le "bucce" dei piselli. E così, superata la sorpresa legata all’insolito ingrediente, e prima di gustarne
la bontà, ho immaginato mia suocera, indaffarata, che aveva trascorso non poco tempo nella preparazione, non perché il piatto lo richiedesse, ma perché l’artrosi le rendeva difficile muovere agilmente le dita.
E così l’ho immaginata a convincere baccello per baccello, in una laboriosa apertura e successivo altrettanto combattuto svuotamento.
Il piatto è stato d’impatto visivo, presentato già sformato da una mezz’ora, dorato grazie al pan grattato che era stato posto sul fondo dello stampo, con una bellissima trama a rosoni che si sviluppava attorno al foro centrale.
Il gusto era delicato e la consistenza morbida e cremosa.
Si sposavano bene i gusti degli ingredienti e non avrei mai immaginato quale fosse l’ingrediente base, proprio non avrei mai pensato alle bucce, ossia i baccelli, dei piselli.
Ho divagato anche sulla provenienza della ricetta e sono rimasta indecisa:
non so ancora adesso se la preparazione fosse stata tramandata, o se ritrovata in qualche vecchio libro di ricette, o ancora se fosse stata frutto della fantasia di chi doveva cimentarsi con la povertà e penuria del periodo della guerra.
Ma ciò è rimasto nel mistero, perchè consideravo la domanda inopportuna, e quindi ho preferito non formularla mai e gustare il budino, ricordando con affetto mia suocera e la sua ricetta insolita.

